Prof. Cadei

La Sindrome Autistica è un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo.
È un dato incontestabile che questa sindrome, così come la sindrome di Asperger
e l’Autismo definito ad Alto Funzionamento, sono da ascrivere ad un
disfunzionamento neurobiologico del Sistema Nervoso Centrale ad eziologia sconosciuta (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Si parla molto della “triade” di sintomi che caratterizzano l’Autismo,
si fa invece poco accenno al Disturbo del movimento nell’Autismo,
che solo di recente ha incominciato ad essere indagato.

M.R. Leary. D.A. Hill, pubblicano nel 1996 su “Mental Retardation 34” un articolo pionieristico dal titolo “Autism and Movement Disturbance”.
Nel Luglio 2005 il Brain Research Bulletin 67 pubblica i risultati di un lavoro di Nayate, Bradshaw e Rinehart del Department of Psychological Medicine dell’Università di Monash in Australia. “Autism and Asperger’s disorders, are they Movement disorders involving the cerebellum and/or basal ganglia?”

Questi studi sono particolarmente interessanti dal nostro punto di vista
perché sottolineano come il disturbo del movimento appaia prima
e per certi versi sia alla base di alcune delle difficoltà dell’autismo, quali la compromissione dei linguaggio verbale e il deficit attentivo.

Il linguaggio (verbale o alternativo) è invece la capacità di tradurre le idee in segni e deve essere tenuto distinto dal pensiero, l’alfabetizzazione
e l’uso corretto del linguaggio stesso.
Il linguaggio, il codice attraverso cui trasmettiamo le nostre idee, si distingue a sua volta dalle idee stesse. Le persone non pensano solo con le parole e le frasi della loro lingua, il pensiero avviene anche in assenza di linguaggio.
La capacità di imparare un linguaggio è innata.
E infine, il pensiero è la capacità di avere idee e di costruire nuove idee
a partire da idee vecchie.

Dal 1992, anno in cui Patrizia Cadei importò dagli USA il metodo della Comunicazione Facilitata, il nostro lavoro e le nostre ricerche si sono basati sulle considerazioni
sopra esposte con alcuni punti cardine:
• Ogni essere umano, anche il più disabile, ha un pensiero da esprimere.
• L’incapacità di esprimersi verbalmente o per iscritto non ci autorizza a ritenere che la persona non sia in grado di pensare e di imparare a trasferire il suo pensiero in un codice condivisibile.
• Il disturbo motorio, su cui è stato costruito l’uso del gesto di facilitazione, può essere riabilitato per quanto concerne la capacità di indicare, di prestare attenzione a più stimoli in contemporanea, di compiere azioni in sequenza.
• Per poter comunicare è necessario “imparare a comunicare”.
• Il successo di un percorso abilitativo ed educativo ha come base un progetto di comunicazione e di vita.

IL PROGETTO DI COMUNICAZIONE E LA FAMIGLIA

Uno degli elementi della triade che conduce ad una diagnosi di Disturbo Generalizzato dello Sviluppo è il disturbo della comunicazione.
Crescere un figlio privo di comunicazione efficace è impresa ardua
per la famiglia al cui interno si sviluppano di conseguenza dinamiche differenti,
in particolare se la mancanza di comunicazione viene interpretata dai professionisti come mancanza di intelligenza.
L’introduzione di strategie di comunicazione efficaci, per contro,
smonta le dinamiche, anche rassicuranti, precedentemente instauratesi
e pone nuove sfide ai genitori.
Come reagiranno? Che supporti troveranno?
E infine, come sapranno rapportarsi al “nuovo” bambino o ragazzo che comunica?

“CF” Centro Studi sulla Comunicazione Facilitata Coop. Soc. a r.l. Onlus
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